La mia fotografia

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– In contemplazione delle vette del Vestrahorn – Islanda, Aprile 2016 –


La mia fotografia è principalmente ricerca della Bellezza, ovunque essa si nasconda. Il mondo è incredibilmente vasto e allo stesso tempo incredibilmente ricco di bellezza. Certe volte il bello è a portata di mano, proprio sotto casa. Noi in Italia, ad esempio, siamo pieni di bellezza anche se spesso non ce lo ricordiamo. Altre volte invece occorre andare lontano, e magari inseguire il bello con tenacia e fatica, ma alla fine si è sempre ricompensati. La ricompensa è lo stupore.

Ogni luogo del mondo ha una sua bellezza, una sua anima e un buon fotografo di viaggio deve semplicemente avere la pazienza di aspettare che quella bellezza si affacci. Quello che mi dà più piacere nella fotografia è proprio riuscire a catturare questa bellezza, riuscire con uno scatto a imbrigliare quell’istante di magia e portarlo con me, per sempre. Ma non è facile, anzi, è terribilmente difficile e talvolta frustrante! Le occasioni in cui capita di riuscire a cogliere l’anima di un luogo, o l’emozione di un momento, sono davvero poche. Nella maggior parte dei casi si catturano belle immagini, magari tecnicamente valide, o ottime come ricordi, ma una foto davvero buona deve avere anima. L’anima di una buona foto è per un po’ un brandello dell’anima del posto e per un po’ un brandello dell’anima del fotografo.

– Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito e le persone che hai amato –
– Ansel Adams –

Sono quindi fondamentali tre aspetti nella fotografia di viaggio : Una profonda conoscenza dei luoghi, Una profonda comprensione del momento, e Una solida tecnica fotografica.
Infatti la conoscenza dei luoghi ci permette di essere nel posto giusto al momento giusto, così da sfruttare la magia di certi momenti di luce o magari un certo tipo di cielo o ancora di un certo colore del paesaggio. Poi una volta che si è giunti sul posto, è necessario entrare in sintonia con il luogo, capirlo, osservarlo, amarlo, tanto da diventarne parte. Per questo bisogna sempre arrivare un po’ prima, non avere mai fretta, magari ascoltare i rumori o della buona musica, e non mettersi a fotografare. Bisogna prima guardarsi intorno, respirare profondamente, e far crescere dentro di sé la consapevolezza. Dopo, talvolta molto tempo dopo, si può posare lo zaino, aprire il treppiede e chini su di esso, montare macchina e filtri e mettersi a scattare.

Alla fine quindi la parte della pura realizzazione dello scatto è paradossalmente l’aspetto meno importante. Certo, l’attrezzatura deve essere quella giusta e sempre in perfetta efficienza, la tecnica deve essere solida e capace di adattarsi a tutte le situazioni, ma essendo tecnica, si impara e si migliora con la pratica. Il web o le librerie tradizionali sono piene di corsi di fotografia, anche le tecniche più esotiche e avanzate vengono spiegate in ogni dettaglio, ma capire perché valga la pena fare proprio quella foto lì, quale sia la magia che rende quello scatto memorabile… beh, te lo devi sentire dentro. Non esistono corsi sulla bellezza, l’unico esercizio che possiamo fare è cercarla continuamente, nei viaggi, nei libri, nella musica, nelle persone, e stupirci ogni volta che si può e piano piano entrare in confidenza con lei, per essere poi ogni volta pronti a scovarla.

– È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa –
– Henri Cartier-Bresson –

Credo anche che la fotografia debba essere fedele e debba rappresentare i luoghi per quello che sono e non alterarli facendoli apparire qualcos’altro. È una forma di rispetto per la bellezza che si cerca di catturare, per il tempo che si è dedicato a quel luogo e per quelli che quella foto la vedranno. Credo cioè che ogni scatto viva dell’istante in cui si fa il click, e che il lavoro successivo vada ridotto al minimo indispensabile. Invece la tendenza di molti, forse la maggioranza ormai, è di pensare che Photoshop risolva tutti i mali, che si possa scattare anche male tanto poi si aggiusta tutto quando si è comodi davanti al PC. Io credo invece nelle foto fatte bene, al meglio possibile ogni volta, e personalmente quando non devo aprire Photoshop mi sento di aver fatto bene il mio lavoro, perché vuol dire che era tutto giusto fin dall’inizio. Con questo non voglio dire che la post produzione non sia necessaria o importante, anzi, è assolutamente indispensabile, ma dico che deve essere finalizzata a valorizzare lo scatto, a renderlo più appagante, e più fruibile. Invece alterare lo scatto, ad esempio aggiungendo o cancellando dei pezzi di immagine, esula dal mio concetto di fotografia, e probabilmente tradiscono il senso più profondo della fotografia.


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– Certe volte bisogna rompere qualche uovo per fare una frittata. Ovvero, come in questo caso, bagnarsi fino alle caviglie per portare a casa uno scatto diverso – Islanda, Spiaggia antistante Jökulsárlón, Marzo 2016 –


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– Certe altre volte è importante non prendersi troppo sul serio. Dopo tutto, viaggi e fotografia, sono e devono restare un divertimento – Islanda, Spiaggia e Faraglioni di Vik, Marzo 2016 –


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