La mia fotografia

 

L’ultima notte bianca del’estate 2018, su di un placido lago svedese, mi ha regalato questi colori, questo cielo e una sessione fotografica interminabile. Il giorno dopo, ripartendo, ero in pace con il mondo – Agosto 2018

 

La mia fotografia è principalmente ricerca della bellezza, ovunque essa si nasconda. Il mondo è incredibilmente vasto e incredibilmente ricco. Certe volte la bellezza è a portata di mano, altre volte va conquistata con tenacia dalla parte opposta del mondo. Che la bellezza si trovi dietro casa o in un luogo remoto, che sia facile e disponibile, o difficile e nascosta, alla fine si è sempre ricompensati, e la ricompensa è lo stupore.

Ogni luogo del mondo ha una sua bellezza, una sua anima e un buon fotografo di viaggio deve semplicemente avere la pazienza di aspettare che quella bellezza si affacci, si riveli. Quello che mi dà più piacere nella fotografia è proprio riuscire a catturare questa bellezza, riuscire con uno scatto a imbrigliare quell’istante di magia e portarlo con me, per sempre. Ma non è facile, anzi, è terribilmente difficile e talvolta frustrante! Le occasioni in cui capita di riuscire in questa impresa sono davvero poche, ed ogni volta è come un piccolo miracolo. Di fatto, la maggior parte delle volte si creano belle immagini, magari tecnicamente valide, e ottime come ricordi o come documenti, ma una foto, una foto davvero buona deve avere anima. L’anima di una buona foto è in parte un brandello dell’anima del luogo, e in parte il brandello dell’anima del fotografo.

 

– Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito e le persone che hai amato –
– Ansel Adams –

 

Sono quindi fondamentali tre aspetti nella fotografia di viaggio: Una profonda conoscenza dei luoghi, Una profonda comprensione del momento, e Una solida tecnica fotografica.
La conoscenza dei luoghi ci permette di essere nel posto giusto al momento giusto, così da sfruttare la magia di certi momenti di luce o magari un certo tipo di cielo o ancora di un certo aspetto del paesaggio. Poi una volta che si è giunti sul posto, è necessario entrare in sintonia con il luogo, capirlo, osservarlo, amarlo, tanto da diventarne parte. Per questo bisogna sempre arrivare per tempo, non avere mai fretta di agire e magari ascoltare i rumori che ci cicondano o altrimenti della buona musica. Bisogna cioè guardarsi intorno, respirare profondamente, e far crescere dentro di sé la consapevolezza. Dopo, talvolta molto tempo dopo, si può posare lo zaino, aprire il treppiede e chini su di esso, montare macchina fotografica, i filtri e tutto il resto e allora mettersi a scattare.

Alla fine quindi la parte della pura realizzazione dello scatto è paradossalmente l’aspetto meno importante. Certo, l’attrezzatura deve essere quella giusta e sempre in perfetta efficienza, la tecnica deve essere solida e capace di adattarsi a tutte le situazioni, ma essendo tecnica, si impara e si raffina con la pratica. Il web o le librerie tradizionali sono piene di corsi di fotografia, anche le tecniche più esotiche ed avanzate vengono spiegate in ogni dettaglio, ma capire perché valga la pena fare proprio quella foto lì, quale sia la magia che rende quello scatto memorabile… beh, te lo devi sentire dentro. Non esistono corsi sulla bellezza, l’unico esercizio che possiamo fare è cercarla continuamente, nei viaggi, nei libri, nella musica, nelle persone, e stupirci ogni volta che si può e piano piano entrare in confidenza con lei, per essere poi ogni volta pronti a scovarla.

 

– È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa –
– Henri Cartier-Bresson –

 

Credo poi che la fotografia debba essere fedele, cioè rappresentare i luoghi ed i momenti per quello che sono, senza alterazioni, o trucchi o montaggi. È una forma di rispetto per la bellezza che si cerca di catturare, per il tempo che si è dedicato a quell’impresa, e per coloro che quella foto la vedranno.  Invece la tendenza di molti è pensare che con le tecniche digitali si aggirino tutti i problemi, che tutto si aggiusti quando si è comodi davanti al Computer. Io credo invece nelle foto vadano fatte bene, al meglio possibile ogni volta, quando si è sul campo, tanto che quando non devo aprire Photoshop mi sento di aver fatto davvero bene il mio lavoro. Non capisco perchè si debbano alterare gli scatti, ad esempio aggiungendo o cancellando dei pezzi di immagine, mischiando elementi di foto diverse, o in tempi diversi. Se il cielo era grigio perchè metterne uno azzurro ? Ha senso spostare gli alberi di una strada perchè siano più regolari ? Perchè aggiungere la luna piena dietro ad un monumento se quella luna non c’era? Queste cose esulano dal mio concetto di fotografia, e credo tradiscono il senso più profondo di questa forma di espressione che amo molto.  Con questo non voglio dire che la fase di post-produzione, intesa come sviluppo digitale, non sia necessaria, anzi è un passaggio indispensabile del mondo digitale come era lo sviluppo chimico nella pellicola, ma dico che deve essere finalizzata a valorizzare lo scatto, a renderlo più appagante, e più fruibile, e non a far accrescere il proprio ego ed ad ingannare lo spettatore.

 

 

 

 

 

 

Eccomi durante una sessione fotografica sulla montagnola che sovrasta l’incantanto paesino norvegese di Bugøynes (140 anime) insieme al mio fedele cavalletto Manfrotto 055 e relativa testa micrometrica, la 410J, l’unica testa che vale veramente la pena di portare in giro – Agosto 2018

 

 

Bisogna rompere qualche uovo per fare una frittata, ovvero, come in questo caso, bagnarsi fino alle caviglie per portare a casa uno scatto diverso dal solito tra i cubetti di ghiaccio Islandesi – Marzo 2016

 

 

Io e la mia compagna durante una sessione fotografica alla splendida cascata Bruarfoss in Islanda. Il drone sopra di noi a riprendere il backstage – Novembre 2018

 

 

Eccomi durante una sessione fotografica nel mitico cratere del Kerid sul circolo d’oro islandese. Avevo ancora un pò di capelli! – Luglio 2014

 

Eccomi in un angolo tranquillo del FinnMark durante una sessione fotografica in cui spiegavo l’uso delle ottiche decentratili, i filtri e come realizzare lunghe esposizioni. Quello accanto a me non è un pericoloso terrorista ma solo un compagno di viaggio particolarmente freddoloso – Agosto 2018

 

Questa che tengo in mano è una delle stampe fine art che ho preparato con l’aiuto del laboratorio di Gabriele Danesi. Penso che stampare le proprie foto e poi osservare l’oggetto fisico che ne derivi, sia la conclusione meritevole di ogni viaggio fotografico, di ogni bello scatto ed è una cosa a cui non riesco a rinunciare. Peccato non avere abbastanza pareti libere in casa – Aprile 2018

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