La mia attrezzatura

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– La mia macchina, alcune delle mie ottiche preferite e gli indispensabili filtri a Lastra – Settembre 2016 –


Sono approdato al FullFrame a fine del 2012 comprando una Canon 5D MK III. È lo stesso periodo in cui ho ripreso a dedicarmi anima e corpo alla fotografia. Non saprei dire se è stata la nuova macchina a darmi questo nuovo slancio, o se la ritrovata infatuazione per la fotografia mi abbia portato ad investire tante risorse per rinnovare il corredo. Ad ogni modo, dopo anni passati a scattare con il sensore piccolo e pochi pixel, ho fatto il grande passo. Non è stato tanto facile abituarsi, ma certamente, dopo un opportuno rodaggio, i vantaggi si sono resi evidenti ed i risultati dirompenti. Ed è stato nello stesso periodo che ho iniziato a concentrarmi sui panorami, l’architettura, e più in generale sulla fotografia di viaggio, quelli cioè che sono ancora oggi i miei generi preferiti, sebbene io cerchi di dedicarmi anche ad altre cose, come le foto in studio con modelle e modelli e foto sportive.

Ma la mia storia fotografica è davvero lunga. Quasi non ricordo la prima volta che presi in mano la fotocamera di mio padre. Ero così piccolo che facevo fatica a sollevare quel blocco di acciaio pieno di strane leve. Era una Nikkormat T2 e aveva una sola ottica, un 35mm, che ho smarrito con mio grosso rammarico. Per molti anni quella semplice macchina e le poche indicazioni di mio padre sono state tutta la fotografia che esistesse per me. La borsa fotografica la portavo sempre con me, cercavo di farmi prestare le ottiche dagli amici, e agli aventi sportivi ero solito bruciare parecchi rullini, ogni volta con scarsi risultati.

- Da Sinistra a Destra. La leggendaria Nikkormat T2 che ho usato negli anni 90, l'innovativa Epson 850z da 2 Mpx e la mia prima reflex digitale, l'indistruttibile Canon EOS D60 del 2002 -

– Da Sinistra a Destra. La leggendaria Nikkormat T2 che ho usato negli anni 90, l’innovativa Epson 850z da 2 Mpx e la mia prima reflex digitale, l’indistruttibile Canon EOS D60 del 2002 –

Poi, nel 1999, a seguito della grossa delusione di aver perso un rullino a cui tenevo molto, iniziai a informarmi su quella cosa strana e incomprensibile che all’epoca era la fotografia digitale. Andando contro ogni suggerimento degli esperti, decisi di sposare questa nuova tecnologia. Il bimbo di allora vide il futuro a portata di mano e la scelta cadde su di una compatta Epson da ben 2 MegaPixel. La scelta non fu proprio una scelta, poiché in quegli anni non esisteva un mercato fotografico digitale, e quella era l’unica fotocamera che potessi provare ed acquistare. Comunque, per quanto fosse limitata, sembrava una roba da fantascienza. Quando la portavo in giro la gente la guardava e se la girava tra le mani senza capire bene di cosa si trattasse e quando vedevano le immagini nel display ci restavano di stucco. Il mondo non era pronto per il digitale.

Poter vedere le foto subito dopo averle scattate, mi permise di capire finalmente che cosa volesse dire fotografare. Mi permise cioè di collegare le mie azioni ai risultati. In tempo brevissimo mi si aprì un mondo nuovo, un mondo che finalmente potevo controllare, che era mio e mi esaltava. L’apprendimento fu così rapido che, in soli due anni, questa nuova macchina già mi stava stretta. Ne vedevo chiaramente i limiti, e contemporaneamente capivo i benefici delle reflex ad ottiche intercambiabili, che piano piano venivano annunciate e presentate. Così, dopo mesi di studio sui primi siti web americani dedicati alla fotografia (tipo il primissimo DPreview), e certo che un’altra compatta non sarebbe stata la soluzione, convinsi mio padre a finanziare l’acquisto di una Canon EOS D60 che rappresentava una delle primissime reflex arrivate in italia. Anche in questo caso quella solidissima macchina da 6mpx fu l’unica scelta possibile e quella macchina decise anche il destino del mio futuro corredo, visto che da lì in avanti ho scattato sempre con le macchine del marchio rosso e bianco, senza però per questo diventare un fan di un marchio piuttosto che di un altro.

Dal quel 2002 in poi, da quella reflex in poi, è stata una lunga inesorabile corsa fino ad oggi. Sono cambiate le macchine, sono arrivate molte lenti e altrettante se sono andate, proprio come i cavalletti, gli zaini, i filtri, i computer, i monitor, le pile di HD, gli strumenti software ed ogni altra cosa ruoti intorno al mondo dell’immagine. Tutto con il solo scopo di inseguire la foto perfetta, di catturare la bellezza ovunque essa fosse nascosta.

E come capita in questi casi, la passione e la dedizione che ho dedicato alla fotografia non è stata sempre costante. Ci sono stati anche molti momenti complicati, momenti di sconforto o ancora peggio momenti in cui avrei voluto vendere tutto. Ma alla fine la fotografia non è mai uscita dalla mia vita, si è rinnovata e si è evoluta, esattamente come mi sono rinnovato ed evoluto io, errore dopo errore, successo dopo successo.

 

– Sessione fotografica sulla montagnola che sovrasta il mitico paesino norvegese di bugøynes insieme al mio fedele cavalletto manfrotto 055 ed alla testa micrometrica… l’unica testa che vale veramente la pena di usare –

 

Al momento in cui scrivo il mio corredo è abbastanza ricco e cambia spesso. Ho dovuto investire molto in attrezzatura negli ultimi anni, visto i tanti viaggi che devo affrontare ogni anno per raggiungere ogni volta luoghi più lontani, climi più estremi, e situazioni particolari. Solo la caccia all’Aurora è un mondo a se stante e molto specializzato. Dico spesso a me stesso di rinunciare a qualcosa, ma alla fine non lo faccio mai, e così la lista del corredo tende ad allungarsi, così come gli zaini che diventano sempre più pesanti e gli accessori che continuano ad accumularsi sugli scaffali.

 

CORPI:    Canon EOS 5DsR,   Canon EOS 5D2

LENTI FISSE:    Samyang 14:2.8 auto-modificato,    Irix 15:2.4,    Canon 40:28 pancake,    Tamron 45:1.8,    Sigma 20:1.4 ART

LENTI ZOOM:    Canon 16-35:4 IS,    Canon 24-105:3.5-5.6 STM,    Canon 70-200:4

LENTI SPECIALI:    Canon 15:2.8 Fysh Eye,    Rokinon 24:3.5 TS

FILTRI:    Lastre LEE serie 100:    2 slitte con anelli vari diametri,    Pola 105 slim warm,    Big stopper,    Little stopper,    Graduato 3 stop soft ed hard,    Arancio

ZAINI:    F-Stop Tilopa da 50L colore malibu-blue,    F-Stop Loka da 40L colore foliage,     Manfrotto  Bumblebee PL230

TREPPIEDI:    Manfrotto 190GO carbonio,    Manfrotto 055 alluminio,    Sirui T-005X

TESTE:    Micrometrica Manfrotto 410J,    Sfera Manfrotto XPRO,    Sfera Sirui K10X

ACTION CAM:    Go Pro Hero 2   +  vari supporti e staffe

DRONE:    DJI Mavic AIR + accessori e tante batterie

SW TOOLS:    Adobe LightRoom + Adobe PhotoShop (abbonamento “Creative Cloud”),    Nik Collection,    AcdSee 18

ANALOGICO: Banco ottico Cambo Field 4×5″ con varie ottiche, Canon 650 a rullini 135.

 

 

 

 

 

 

 

 

– Qualcuno penserà… che questo è proprio uno strano Frankenstein. E’ vero, non è usuale vedere una lente Nikon su di una fotocamera Canon. Ma che c’è di male visto che si può fare e che funziona molto bene ? Con pochi euro si acquista l’anello adattatore e da lì si possono sfruttare tutte le ottiche Nikon che come è noto sono lenti fantastiche, ampliando così all’infinito le possibilità – In questo caso, il Nikkor 14-24:2.8 di un amico mi ha accompagnato nel viaggio in Islanda all’inizio del 2016 e insieme non ci siamo fatti scappare neanche un Aurora –

 

 

– Questo è il mio Tilopa, ovvero lo zaino più grande che ho ed anche il mio preferito. E’ al limite massimo di quanto consentito come bagaglio a mano dalle compagnie aeree e ci si può mettere davvero di tutto dentro, sia materiale fotografico che accessori vari, cibo, libri, chiavi, acqua eccetera. Tutto nella massima comodità ed ergonomia. Anche a pieno carico spesso è più comodo di molti zaini mezzi vuoti – In questo caso lo zaino conteneva due corpi FF e 8 lenti di grosse dimensioni, filtri, caricatori e batterie, la testa del treppiede, il kindle e lettore mp3. 16 Kg di puro godimento –

 

 

 

– Una delle ultime sessioni fotografiche della mia estate in Lapponia. Notte solcata da colori incredibili – Agosto 2018 –

 

 

– Ecco il mio adorato banco ottico 4×5″ in una sessione fotografica di altri tempi, tra i campi intensamente gialli della colza fiorita a Karungi, Svezia. Perchè il digitale e la reflex sono solo la metà del cielo del mio mondo fotografico… poi c’è la pellicola ed il grande formato ed un gusto che non si spiega e ti porta a fare pazzie anche durante i viaggi più lontani –

 

 

– Il drone è stato l’ultimo compagno di viaggio, in ordine di tempo, ad aggregarsi alla squadra. In realtà mi sono immerso nel mondo delle riprese volanti da diversi anni, ma mi sono sempre limitato a fare l’operatore con apparecchi altrui specie per cinema e serie tv, usando macchine costose e difficili da gestire, anche maledettamente prestanti. Poi quando sono usciti dei modelli piccoli, ma dalla qualità interessante, anche per la fotografia, ho deciso di prenderne uno tutto mio, da portare in giro. Ed in effetti, sorvolare i luoghi che io amo, permette di vedere il mondo da un punto di vista decisamente privilegiato –

 

 

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