Proteggere l’attrezzatura dal FREDDO

 

 

Fotografare ci costringe ad affrontare situazioni ambientali di tutti i tipi, e specie in inverno ci dobbiamo difendere dal freddo più o meno estremo, e spesso anche dalla neve o dal ghiaccio, ed ogni volta la nostra attrezzatura viene esposta a molti potenziali rischi. Per fortuna per ogni problema c’è una soluzione, e con pochi accorgimenti possiamo continuare a fotografare anche quando l’ambiente si mette contro di noi.

 

Ho cercato di fare tesoro della mia lunga esperienza di viaggi nel Grande Nord, in cui accompagno regolarmente gruppi di fotografi per scrivere questa guida che spero serva da aiuto a tutti quanti. Nei miei viaggi ho visto capitare di tutto, ad ogni genere di attrezzatura, io stesso ho avuto problemi all’inizio, e mi sono molto sensibilizzato a questa tematica (anche per la mia formazione da ingegnere). E non importa se si va al polo nord o si esce dietro casa. I problemi e le soluzioni sono gli stessi identici.

Il messaggio che vorrei trasmettervi in questa guida è che si può fare praticamente tutto, ed in tutte le condizioni, purché si faccia con consapevolezza. Il benessere dall’attrezzatura dipende esclusivamente dal nostro comportamento. Questo è un bene ed un male allo stesso tempo, e richiede di usare il buon senso e seguire, con rigore, alcune semplici regole e procedure.

 

PREMESSA GENERALE:   
Bisogna mettersi in testa che non è affatto raro avere problemi con l’attrezzatura fotografica ed inutile sottolineare quale sia la frustrazione di avere l’attrezzatura bloccata, e dover perdere momenti irripetibili o peggio dover buttare un intero viaggio. Mi tornano a mente gli infausti giorni Islandesi di vari anni fa in cui restai fermo con la fotocamera in panne.

E poi i problemi possono insorgere sia che si usi attrezzatura base che quella più professionale. Tutti i produttori, a tutti i livelli, decantano le eccellenti caratteristiche di resistenza dei proprio prodotti, ma la realtà dei fatti ci dimostra che nessun oggetto è immune a rischi. I problemi possono verificarsi alla fotocamera come agli obbiettivi, ma anche alle schede di memoria, allo smartphone, ed addirittura a quegli oggetti che riteniamo intrinsecamente affidabili come i filtri, o lo zaino o il treppiede (famoso il mio Manfrotto congelato che non voleva saperne di chiudersi). 

 

CHIARIAMO anche che la TROPICALIZZAZIONE è UNA GROSSA “BUFALA”: 
Spesso crediamo che le fotocamere di fascia alta siamo solide, sigillate e tendenzialmente immortali! Usarle ci rende come degli Dei dotate di super poteri. Questo è dovuto soprattutto al bombardamento mediatico che fanno i produttori vantando caratteristiche straordinarie dei loro prodotti. In realtà se guardiamo bene, le cose non stanno proprio così. Prima di tutto, questa “Tropicalizzazione” tanto sbandierata è una parola effimera, priva di senso concreto. Non esiste infatti uno standard o una norma che chiarisca che cosa significhi tropicalizzazione, o che ne definisca le caratteristiche e gli eventuali benefici, quindi va intesa unicamente per quello che è : una trovata pubblicitaria senza valore. Se poi andiamo a leggere attentamente i manuali degli stessi produttori, che invece hanno valore legale, possiamo notare che le “condizioni operative” dichiarate sono molto diverse da quelle che vorremmo o che semplicemente sperimentiamo tutti i giorni. Ad esempio, andando a guardare cosa scrivono Nikon e Canon per le loro macchine di punta come le varie D800, D810, 5D mk 3/4/S si può leggere esattamente: “Ambiente operativo 0-40°C / Umidità 85% o meno (senza condensa)”. Con questa frase, i produttori ci mandano un messaggio chiaro: “se fa freddo o umido non potete fotografare” … il che implica che nella maggior parte dei casi “sono affari nostri”, e ci dobbiamo assumere il rischio di quello che facciamo e che quindi la garanzia verrà meno. Non è raro che ci si veda respingere una riparazione in garanzia additandoci di non aver usato l’attrezzatura un modo proprio.

Se è quindi vero che tropicalizzazione è un termine inconsistente, e che non dobbiamo credere a cosa racconta la pubblicità, è vero che avere materiale di buona qualità fa tutta la differenza del mondo. E’ quindi opportuno, di volta in volta, valutare con attenzione la reale qualità costruttiva dell’attrezzatura che si ha o che si intende acquistare (su questo ci si può creare un’esperienza specifica con gli anni, ma internet ed in particolare i forum sono una fonte molto utile). La capacità di resistere alle intemperie, di non riempirsi di polvere, di non sfasciarsi agli urti, di mantenere le prestazioni nel tempo, sono parametri fondamentali, anzi i primi che dovremmo guardare se siamo soliti usare l’attrezzatura all’aperto, perchè prima di tutto dobbiamo essere in grado di scattare in efficienza e continuare a farlo il più a lungo possibile. 

 

 

Quella cosa nuda in alto a sinistra è una Canon 5D mk III in fin di vita, precisamente la mia 5D mk III del 2014 in cui avevo rimosso il guscio di magnesio, cioè quell’insieme di pannelli che impugniamo e che contengono i comandi. Come si nota è una concentrazione di schede elettroniche, chip e connettori. Il tutto conferisce un senso di estrema fragilità, ed in effetti a questo livello non c’è nulla che impedisca a umidità o condensa di fare disastri. Se infatti del valore passa le guarnizioni, e arriva qui dentro i danni saranno irreparabili. In alto a destra invece un’immagine rilasciata da Canon che fa vedere come siano distribuite le aree di chiusura della macchina stessa. Le zone verdi sono semplici pannelli a contatto gli uni con gli altri, mentre le rosse sono delle guarnizioni vere e proprie. Sotto infine, un dettaglio delle muffe e ossidazioni che si erano formate sulla macchina dopo uno sfortunato viaggio in Islanda. Queste immagini mi furono inviate dal Canon Service di Milano durante l’inutile tentativo di riparazione.

 

 

 

Il vero nemico è la CONDENSA

 

* PREMESSA 1 : Non sono il freddo o il caldo a danneggiare direttamente le nostre macchine fotografiche, ma il passaggio repentino da una condizione all’altra poiché questo fa creare la condensa, e quindi le parti sensibili della nostra attrezzatura, anche interne, potrebbero bagnarsi e dunque danneggiarsi. Questo può avvenire in ogni luogo della terra, in Italia come in Lapponia, al mare come in montagna, all’aperto come al chiuso. Tutto dipende da come sono fatti gli ambienti in cui ci troviamo o che attraversiamo, e su questo, come è evidente, non abbiamo nessun particolare controllo, e dobbiamo fare attenzione nei nostri spostamenti.

* PREMESSA 2 :  Un’altra cosa da mettersi in testa è il fatto che coprire la macchina fotografica per proteggerla dal freddo non serve a nulla. Una macchina non un è bambino. Una macchina elettronica non produce calore (o per lo meno ne produce talmente poco da rendere la cosa insignificante), quindi anche se la coprite o l’avvolgete come un pupo non ne modificherete la temperatura, ma anzi non potrete più controllare in che stato è e questo è pericoloso.

 

 

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Io, la reflex, il ghiaccio e tanto freddo (-18° circa) || Godafoss, Marzo 2016

 

 

* LA CONDENSA è IL NEMICO NUMERO UNO per le macchine FOTOGRAFICHE, e questa si crea quando attraversiamo ambienti con temperature e umidità diverse. Quando si verificano le condizioni che descrivo in dettaglio sotto, l’umidità dell’aria, cioè il vapore acqueo, si trasforma istantaneamente in acqua liquida, che sarebbe  la rugiada. Il rischio è quindi che alcune zone della macchina/obbiettivo si bagnino, proprio come se qualcuno vi avesse spruzzato sopra dell’acqua, e questa acqua liquida, questa rugiada, se arriva in contatto con parti elettroniche o i meccanismi può creare grossi danni sia nel breve che nel lungo periodo, e può persino bloccare irrimediabilmente la fotocamera, tanto che nessuno poi sia in grado di ripararla.

* LA CONDENSA è SUBDOLA perché si può formare dappertutto, cioè sia sulle superfici esterne, che in ogni pertugio della macchina fotografica o dell’obbiettivo. Potreste notare gocce di rugiada sotto i tasti funzione, nel vano batteria, tra le lenti, e persino dentro il vano del sensore o sulle schede elettroniche interne. Infatti la condensa deriva dal vapore nell’aria che essendo un gas è così fine che può facilmente superare le guarnizioni progettate per acqua liquida e diffondere dappertutto. Certamente, se da un lato è frequente, ma poco pericoloso avere condensa sulla superficie esterna, le situazioni più pericolose si verificano all’interno della fotocamera, ma solo in casi estremi e quasi sempre per nostre azioni maldestre. 

* LA CONDENSA è molto più bastarda della PIOGGIA, poiché questa cade e scorre e difficilmente entra nella macchina (che è protetta per questo). E poi la pioggia è ben visibile ed in più, per evitarla, basta una copertura o semplicemente si può decidere di restare al chiuso e non scattare. Invece la condensa si può formare anche in zone che non possiamo vedere, ed anche mentre non usiamo la macchina, come quando è riposta nello zaino, nel baule dell’auto o persino quando è appoggiata sul tavolo della camera della guest-house mentre noi dormiamo, e probabilmente non ce renderemo mai conto perché sarà svanita prima di risvegliarsi. In più la condensa si riforma continuamente anche dopo che l’abbiamo apparentemente rimossa.

 

* I DANNI. La condensa solo nei casi più gravi provoca danni immediati come il blocco della macchina. Nella maggior parte dei casi appare e scompare, lasciando aloni sulle lenti, od innescando processi di degradamento dell’elettronica. Spesso è difficile accorgersi di questi problemi e poi, dopo mesi, si iniziano ad avvertire strani malfunzionamenti a cui magari non si sa dare una motivazione. Certamente se la condensa, quindi l’acqua, arriva alla parte dei circuiti elettronici può innescare l’ossidazione che è un processo degenerativo aggressivo e irreversibile, che porta prima o poi a dover cestinare tutto quanto.

* ESISTE una SOLA STRATEGIA generale per NON far formare la CONDENSA ed è evitare che l’attrezzatura entri in contatto diretto con l’aria umida. Sotto riporterò le procedure più usate per isolare la fotocamera dall’umidità senza impazzire, ma non c’è altro modo. Ogni altra soluzione più o meno magica che si legge in giro è una fesseria, e va contro le elementari leggi della fisica dei fluidi. 

 

 

Quando il vapore acqueo dell’aria tocca la macchina fredda si forma la rugiada, cioè si creano gocce su tutta la superficie esterna della macchina e dell’obbiettivo. Avverrebbe lo stesso se aveste spruzzato uno spray sulla macchina, con la differenza terribile che la condensa tenderà a riformarsi anche se l’asciugate, e la cosa continua almeno fino a quando la macchina non si sarà scaldata alla stessa temperatura dell’ambiente (e ci possono volere ore). [Immagine da WEB]

 

 

A) IL PASSAGGIO dal FREDDO al CALDO

Questo è il caso più comune di formazione della condensa. Avviene praticamente sempre quando, dopo una sessione in esterno, si rientra in un luogo più caldo, che sia la propria auto, l’hotel, la guest house, una baita, o semplicemente un bar in città per prendere un caffè (lo sanno bene tutti quelli che hanno gli occhiali sul naso come me). Questo accade perché l’aria calda è piena di acqua sotto forma di vapore e questa si appiccica alla macchina fotografica come ad ogni altro oggetto che si  è raffreddato stando all’esterno. Il vapore dell’aria calda dell’interno, appena viene in contatto con la superficie fredda, si trasforma istantaneamente in acqua liquida e tutto si ricopre di goccioline come fosse rugiada del mattino. Questo fenomeno, nelle fotocamere di qualità (cioè abbastanza sigillate), coinvolge solo le parti esterne della macchina, cioè le sole parti con cui l’aria calda può entrare in contatto. Se usate ottiche di una volta, o più in generale di scarsa qualità (cioè non completamente sigillate), la rugiada si può formare anche nelle aree interne e questo aumenta il rischio, perché può fare più danni e non potete ne vedere cosa succede ne asciugare. Quindi …

* PROCEDURA #1 _ meno noiosa, meno efficacie : Appena finita la vostra sessione fotografica, quando siete ancora all’eterno, cioè ancora al freddo, sistemate tutta l’attrezzatura con cura, chiudete le lenti con i tappi, chiudete il vano batteria e quello della memoria, mettete la macchina ed  il resto negli opportuni scompartimenti imbottiti del vostro zaino/borsa, e poi chiudete bene tutte le zip/lacci/fibbie. A questo punto andate all’interno cioè nel luogo più caldo, posate lo zaino/borsa e scordatevi il tutto per alcune ore. Meglio se non toccate nulla per l’intera notte. In questo modo la macchina e le ottiche, protette dallo zaino/borsa, potranno scaldarsi piano piano, ma allo stesso tempo non entreranno in contatto con l’aria umida e quindi non formeranno condensa. Questa procedura funziona bene solo se il vostro zaino/borsa è davvero ben sigillato (cioè se effettivamente l’aria calda non penetra all’interno), se lo zaino non si è umido a sua volta (cosa che potrebbe capitare dopo alcuni giorni di viaggio), e se l’ambiente interno non è eccessivamente caldo/umido. Quindi dovete valutare caso per caso, e capire se se siete a rischio condensa oppure no. Nel caso scopriate che si è formata condensa dentro lo zaino andate alle procedure di emergenza, ed i giorni successivi usate la procedura #2 che è più laboriosa ma più sicura.

* PROCEDURA #2 _ più noiosa, più efficace : Mentre siete ancora all’esterno, quindi al freddo, mettete la macchina fotografica dentro un sacchetto di plastica ermetico, tipo quelli che si usano per i surgelati. Deve essere chiuso perfettamente, cioè completamente ermetico, altrimenti entra l’aria calda ed il gioco non funziona. Dovrete quindi avere un sacchetto per ogni corpo e per ogni obbiettivo che dovete proteggere. Una volta chiuso tutto bene dentro i sacchetti, riponete tutto con cura nel vostro zaino/borsa come fareste di solito. Poi, esattamente come nel caso precedente, non toccate la macchina per un bel pò di tempo (anche ore), cioè finché l’attrezzatura non si sia tornata ad una temperatura simile a quella dell’ambiente . Questa procedura è più noiosa e laboriosa della prima, ma è molto più sicura, praticamente infallibile, perché il sacchetto è certamente più sigillato di qualunque zaino/borsa (il concetto resta tenere lontana l’aria calda). In più la macchina fotografica si scalderà più in fretta (tanto che potrebbe convenire tenere l’attrezzatura fuori dallo zaino), e se il sacchetto è trasparente potrete vederne lo stato o anche toccarla per capire se ha raggiunto una temperatura accettabile. Io consiglio sempre questa procedura in ambienti interni molto umidi o quando non si è sicuri della tenuta del proprio zaino/borsa. 

* PROCEDURA #2 BIS : Qualcuno sostiene che dentro il sacchetto di plastica ermetico, insieme alla macchina/lente andrebbero messi anche dei sacchetti di silica gel (che sarebbe una sostanza che attira e trattiene l’umidità). Personalmente penso sia solo una perdita di tempo, che oltretutto rende ancora più complicata tutta la procedura. Certamente il silica gel assorbe il vapore acqueo, ma se il sacchetto è davvero sigillato non c’è nessuna umidità che dove essere assorbita.  Il punto resta unicamente quello di evitare che si presenti la condensa e se siete al punto di doverla rimuovere avete già sbagliato qualcosa. Piuttosto il silica gel potrebbe essere un ottima soluzione per tenere asciutto lo zaino.

* PROCEDURA di EMERGENZA #1 : Se avete avuto la sciagurata idea di tornare al chiuso con la macchina al collo o avete aperto lo zaino troppo presto, e tutta l’attrezzatura si è coperta di rugiada … calma e sangue freddo! Prendete il panno micro-fibra che avete con voi nello zaino (perché siete previdenti e l’avete messo prima di partire) e asciugate tutto con cura. Aprite il vano batteria e asciugate anche lì dentro (di solito non è particolarmente isolato). Continuate ad asciugare, perché la condensa di riformerà e si riformerà ancora. Non andare fuori al freddo per nessun motivo se no trasformerete tutto in un cubetto di ghiaccio. Altra cosa da non fare è smontate l’obbiettivo, se no formerete condensa anche dentro la macchina e guai peggiori. Se avete roba non tropicalizzata è possibile che qualcosa stia succedendo anche dentro.

* PROCEDURA di EMERGENZA #2 : L’idea è quella di usare un comune asciugacapelli e sparare aria calda sulla vostra macchina fotografica/obbiettivo. Il sistema è molto efficace a dire il vero, ed in pochi minuti la macchina si asciuga e smette di formare condensa. L’effetto principale del phon non è tanto di asciugare le goccioline di rugiada sopra la macchina (cosa che il panno fa meglio), ma di scaldare rapidamente la macchina/obbiettivo in modo tale che non si formi più condensa. Soprattutto le lenti frontali degli obbiettivi che sono in vetro vanno scaldate a lungo per far cessare il processo di formazione della rugiada. Questo procedimento è utile anche quando non si sa che cosa stia succedendo nelle parti non visibili/non accessibili e per asciugare anche tutti quelli oggetti che portiamo con voi, come i filtri, il telefono, e lo zaino stesso che si inumidiscono nell’uso. Il primo problema del phon è che funziona bene solo sull’oggetto che state scaldando, mentre il resto dell’attrezzatura rimarrà completamente ricoperto di rugiada. Se spostate il getto d’aria, si formerà su quello che stavate soffiando, quindi con tanta attrezzatura condensata c’è da fare delle scelte e incrociare le dita. L’altro rischio grosso è che eccedendo col calore su alcune zone si possono creare danni, specie alle plastiche/gomme che sono meno resistenti alle alte temperature. Cucinare la vostra bella reflex non sarebbe piacevole, quindi fatelo con attenzione e solo se indispensabile. 

* La CONDENSA DIPENDE POCO dalla TEMPERATURA. Molti pensano che più faccia freddo e più ci sia rischio condensa, o meglio che il rischio dipenda da quanto è grande lo sbalzo termico. In realtà la condensa si può formare anche con temperature esterne relativamente alte, ed anche con sbalzi di temperatura molto modesti. Tecnicamente parlando, la condensa si forma ogni volta che la macchina o una sua parte si raffredda sotto la temperatura detta “temperatura di rugiada” che è appunto la temperatura a cui il vapore torna ad essere acqua liquida. Non è vero che più fredda è la macchina e più condensa si forma. Certo magari si formeranno gocce più grosse diffuse , ma il pericolo è sempre lo stesso. Per stare tranquilli … le gocce non devono formarsi, Zero, Niente, Nulla di Nulla! E’ vero invece che quello che conta è il livello di umidità del luogo verso cui si va. Se si entra in un ambiente molto umido (tipo una piscina) la formazione di condensa sarà assicurata anche senza sbalzo di temperatura. In luoghi come l’Islanda, che sono per loro natura intrisi di umidità, sia in inverno che in estate, anche con temperature ben sopra lo zero, il problema è sempre presente e fastidiosissimo, e i momenti in cui non si può usare la macchina possono essere anche molto prolungati.

 

 

 

A sinistra i classici panni in micro-fibra per la casa. Sono perfetti per asciugare la macchina fotografica quando serve e vanno sempre portati nello zaino durante i viaggi. Al centro un esempio di come va protetta la fotocamera secondo i dettami della procedura #2. A destra i sacchetti che uso io. In particolare con quelli grandi hanno dimensioni di 42x29cm e riesco farci stare dentro una FF con un ottica molto grande. La clamp a pressione è indispensabile.

 

 

 

B) IL PASSAGGIO dal CALDO al FREDDO

Questo è un caso molto meno frequente rispetto al precedente, ma è quello più pericoloso perché interessa le parti interne e quindi più sensibili della fotocamera. Può interessare l’aria che resta intrappolata nel vano dello specchio/sensore o dentro al barilotto dell’obbiettivo (ed in questo caso se avete la macchina tropicalizzata è sicuro che di lì l’aria non esca). Per cui, se partendo da un ambiente caldo, come potrebbe essere casa nostra, si va verso un ambiente esterno freddo, può succedere che il vapore che sta nell’aria intrappolata dentro la macchina si condensi creando della rugiada. La cosa è particolarmente pericolosa perché accadendo all’interno, potremmo non accorgercene mai, cioè a meno che l’effetto sia così forte da rendersi visibile nelle foto. Di solito questo non accade perchè il processo inizia dalle pareti laterali della camera interna (cioè quelle da cui arriva il freddo) e quindi non interagisce con la luce che passa centralmente.

* PROCEDURA #3 : Nel caso presente, cioè del passaggio dal caldo al freddo,  c’è ben poco da fare, se non stare attenti a dove e quando si montano le ottiche per evitare di intrappolare aria particolarmente umida (evitiamo di farlo in bagno dopo la doccia ad esempio). Se avete il dubbio che la condensa possa formarsi dentro, appena uscite al freddo, in un posto protetto, levate l’obbiettivo in modo che l’aria interna alla macchina si mischi con quella ambiente, aspettate qualche secondo e poi rimontatelo sulla fotocamera.

 

 

C) Ed OLTRE i MENO 30° ?

Ci sono giornate che sono estreme anche in artico ed in cui è così freddo che qualunque cosa diventa difficile o addirittura impossibile. Negli ultimi due inverni ho sperimentato, in un paio di occasioni, cosa vuol dire fotografare a 40 gradi sotto zero, e devo ammettere che è stata dura. Allo stesso tempo sono state occasioni in cui ho fatto foto splendide e ne è valsa la pena soffrire un pò. La cosa interessante, è che a queste temperature l’attrezzatura fotografia inizia a comportarsi in modo strano.

La prima cosa che si nota è che tutto rallenta, l’accensione, l’auto-focus, la raffica, il passaggio in LV, ma in generale è l’esperienza d’uso della macchina che cambia. Entrare nei menù, cambiare le impostazioni, scattare, scattare ancora … è tutto dilatato nel tempo. Si percepisce proprio che la macchina “soffre”. Ad un certo punto anche i display iniziano a soffrire. Non tanto quello principale a colori, ma quelli secondari a cristalli liquidi si, così che non riescono a mostrare più nessuna informazione, come se fossero spenti (dopo tutto i cristalli liquidi si attivano con il calore). 

A queste temperature poi, si inizia a formare spontaneamente una specie di brina, su tutte le superfici, quindi anche la fotocamera, l’obbiettivo, i filtri ed il cavalletto. In pratica l’umidità dell’aria, se pur minima, si appoggia ai corpi freddi ed i cristalli di neve iniziano ad accrescersi sempre di più, fino a che tutto è ricoperto di bianco. Il respiro poi peggiora ancora le cose, crea ampie zone di vero ghiaccio duro e solido, in prossimità della bocca (quindi tipicamente nell’angolo in basso a sx del corpo macchina). Tutte le parti metalliche di supporto e meccanismi (penso a piastre e teste) con l’accrescersi di questi cristalli, diventano via via più difficili da maneggiare e da gestire. Infatti i cristalli si formano anche all’interno delle cavità. Quindi attenzione a come impostate il tutto perchè ad un certo punto potrebbe non essere più possibile inquadrare, rimuovere la fotocamera dalla testa, o estendere le zampe del cavalletto. In queste condizioni è anche impossibile sostituire le batterie o le schede di memoria. Anche usare i filtri è quasi impossibile, perchè bastano pochi istanti prima che siano ricoperti dai primi cristalli. La soluzione è quindi, uscire al freddo con le idee chiare, tirare tutto fuori rapidamente dallo zaino, fare le foto che si vuole fare e poi continuare finchè si riesce, ma appena si capisce che le cose si stanno per bloccare, che c’è troppa “brina”, è il caso di tornare in un ambiente meno estremo, magari in auto, dove fa un pò meno freddo. 

Spesso mi viene chiesto come si comportino le batterie in queste condizioni. Non male, pensavo peggio. Direi che non fa molta differenza scattare a -10, -20 o -40°. Certamente si ha la possibilità di fare meno scatti, ma non così tanti meno come si potrebbe immaginare. Io con le batterie Canon stimo un 50% degli scatti a temperatura normale.

Un’altro inconveniente, importante da evidenziare, nasce dal fatto che le superfici sono tanto fredde che toccandole con la pelle nuda si rischia di restarvi appiccicati e quindi di ferirsi. Ovviamente si usano i guanti, o meglio vari strati di guanti uno dentro l’altro, ma ad esempio la punta del naso, che di solito è scoperta può toccare la fotocamera e “bruciarsi”. Cercate quindi di non esporre la pelle a corpi freddi e valutare caso per caso se state per appiccicarvi alla reflex o al cavalletto, perchè anche i guanti ed i tessuti, dopo un pò, potrebbero creare un legame con queste superfici fredde. 

 

 

Questa immagine l’ho trovata su google e non rappresenta una condizione in cui mi sia mai davvero trovato con la mia attrezzatura. Mi sono sempre fermato prima che accedesse, ho sempre seguito le procedure ed il buon senso. Mi fa paura solo a pensare che la mia fotocamera possa arrivare a tanto, anche se sono sicuro che continuerebbe a funzionare. Certo se ci si accanisce a scattare ad ogni costi col freddo estremo, queste condizioni sono probabili, ma bisognerebbe capire se ne vale davvero la pena.  [Immagine da WEB]

 

NOTE e APPROFONDIMENTI

* NOTA 1 : Le procedure che ho descritto sopra implicano in un modo o nell’altro di non poter usare la macchina per alcune ore e questo può essere un problema. Ad esempio non si possono ricaricare le batterie, ri-vedere le foto, ecc. Io consiglio sempre di estrarre memorie e le batterie dalla macchina prima di lasciarla a riposo nello zaino. Meglio se le tenete vicino al corpo (una tasca interna) in modo che si scaldino in fretta (stessa cosa per il cellulare). Anche se si formasse condensa su di esse non è un problema, perché sono oggetti sigillati. Abbiate solo cura di asciugarle con il panno per evitare possibili ossidazioni dei contatti. Dopo che si saranno scaldate (fanno in fretta perché sono piccole), potete scaricare le foto o ri-caricare le batterie come se nulla fosse.

* NOTA 2 : Se proprio non potete fare a meno di dover aprire lo zaino, magari perché vi siete scordati qualcosa di importante (tipo le batterie da ricaricare) allora la cosa migliore è uscire al freddo, fare velocemente tutto quello che dovete fare (cioè estrarre quello che vi serve e mettervelo nella giacca vicino al corpo), richiudere tutto, e rientrare subito al caldo. NON APRITE E POI USCITE –> MA USCITE E POI APRITE !!

* NOTA 3 : Quando viaggiate in auto, evitate di scaldare troppo velocemente l’abitacolo e sopratutto evitare di fare il classico effetto bagno turco, se no tutto quello che portate con voi sarà a rischio umidità e condensa. Anche con il riscaldamento acceso ed anche col freddo esterno, tenete l’aria condizionata accesa, e mai il ricircolo. Questo aiuterà a seccare un poco l’aria.

* NOTA 4 : Le coperture anti pioggia sono ottime per la pioggia, la neve, e gli spruzzi delle cascate (vedi sotto), ma col freddo e con l’umidità non servono a nulla. Anzi esse possono essere controproducenti, perché se l’umidità si infila sotto le protezioni ci resta e non ne esce più, inizierà a penetrare dentro la macchina fotografica.

 

 

La mia 5DsR dopo una mezz’ora a meno 40°. Il fiato si  è presto trasformato in uno strato di solido ghiaccio .. tanto che metà dell’immagine nello schermo era indecifrabile.  Arrivato a questo punto ho deciso di pulire tutto con il panno, mettere nel sacchetto e tornare in auto. Oltre nn mi sentivo di sfidare la sorte. 

 

 

* EXTRA 1 : Anche se non centra direttamente con i danni che potete fare alla vostra attrezzatura, quando siete al freddo portatevi dietro sempre diverse batterie di scorta (almeno 1, ma meglio 2 o 3), e quelle che non sono in macchina tenetele sempre vicine al corpo. Le cariche elettriche rallentano con il freddo e quindi le batterie durano meno, anche molto meno se fa molto freddo. Le batterie che sembrano scariche al freddo potrebbero non esserlo davvero. Dopo averle riscaldate con il vostro corpo dovreste riuscire ad usarle ancora per molti scatti.

* EXTRA 2 : Usate memorie di qualità. Le condizioni ambientali potrebbero danneggiarle e farvi perdere alcuni o tutti i file (non a caso le macchine professionali hanno doppia memoria). Le marche più famose, tipo Sundisk, Lexar costano di più perchè resistono meglio, e su questo c’è poco da fare, perchè la qualità si paga. E poi ovviamente scaricate tutti i giorni le foto su di un HD esterno, e tenete l’HD sempre in un posto sicuro (anche da possibili furti)

* EXTRA 3 : Portate sempre un corpo macchina di scorta. Se siete in gruppo ed avete lo stesso tipo di attacco, magari portatene una di scorta per tutti, ma portatela. Va bene anche un vecchio corpo, o al limite anche una compatta, ma non partite mai senza un piano B. Succedesse qualcosa alla vostra fotocamera principale scoprirete quanto sia bello scattare anche con dell’attrezzatura che in condizioni normali non prendereste neanche in considerazione. 

* EXTRA  4 : Se state via molti giorni, è probabile che il vostro sensore si sporchi molto e avrete delle fastidiose macchie nelle foto a diaframmi chiusi, e questo non è certo il massimo se lo scopo del vostro viaggio è quello di fare le foto migliori possibili. Per pulire i sensori, esistono semplici kit già pronti, o palettine da usare con pannetti consumabili ed il detergente. Non occupano molto spazio, per cui si possono mettere in valigia senza problemi ed io vi consiglio di usali prima di partire ed dopo le sessioni più impegnative. Pulire il sensore è un’operazione delicata che richiedere un pò di pratica, ma è semplice da fare anche in viaggio, e con il costo medio richiesto da un centro ufficiale per una sola pulizia, potrete prendervi il kit e pulire i vostri sensori per tutta la vita!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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One Comment

  1. Abc finance 18/09/2018 at 00:56 #

    Terrò nota di questo articolo

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