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Guida COMPLETA alla fotografia dell’Aurora. Attrezzatura, tecnica e trucchi

 

 

 

E’ davvero divertente confrontarsi con i bizzarri comportamenti dell’Aurora, e cercarne di catturarne la magia, l’essenza con un’immagine. Ogni notte uscire di casa, la freddo e tentare di fare la foto migliore della notte precedente. E’ una sfida vera e propria, ogni volta nuova, come nelle migliori sfide, vi sono sorprese e tanti colpi di scena. Tu sei un piccolo e insignificante esserino sulla superficie terrestre, mentre Lei si estende enorme in cielo, e sta lì a fare i suoi capricci da diva. La “scatoletta” che porti con te non è un’arma così efficace. 

Ho deciso di scrivere questa pagina, che vuole essere sia una guida tecnica approfondita, sia uno spunto per chi si appresta a cimentarsi in questo tipo di avventure, quando mi sono reso conto quanto sia utile, ed in qualche modo persino doveroso, condividere la propria esperienza, accumulata in anni di viaggi e notti tra la neve ed il ghiaccio nelle lande piú desolate del Grande Nord. Mi sono trovato così tante volte sotto quei cieli verdi, che faccio fatica a ricordarli tutti o a dire quale sia stata la serata migliore, la più emozionante, ma ricordo bene le persone con cui ero, il loro entusiasmo o la loro commozione o il loro stupore. Non si riesce a restare indifferenti all’Aurora.

Ho accompagnato decine e decine di gruppi, persone di ogni età e competenza che mi hanno seguito in giro per il mondo dandomi la loro totale fiducia, ed ogni notte, sessione fotografica dopo sessione fotografica, confrontandomi con loro, cercando di capire le loro esigenze, cercando di vedere il loro punto di vista, ho continuato ad imparare, ho messo da parte un pezzettino di esperienza fino a rendermi conto che questa scalinata non ha una fine, c’è sempre da salire un passo alla volta cioè c’è sempre da imparare, e fermarsi è l’azione più arrogante e stupida che si possa fare. 

 

Per fare “buone” foto all’Aurora è necessaria tecnica, esperienza, ma anche un pizzico di fortuna e tanta tanta pazienza.

 

In fotografia si parla tanto di attrezzatura, cioè di macchine, sensori ed obbiettivi, anzi direi che ne parla troppo. Si tende tutti, sbagliando a dare tanta importanza al mezzo tecnico, quando invece dovremmo concentrarsi sulla luce, sulla composizione, e più in generale sulle emozioni e le storie. La caccia all’Aurora, però è un caso un pò particolare, diverso, in cui la tecnica e l’attrezzatura possono fare la differenza o per lo meno sono una base indispensabile su cui costruire la propria fotografia. E questo vale ogni volta che ci si avvicina agli aventi astronomici, in cui tutto deve essere fatto con cura e rigore, al limite del maniacale, se si vuole ottenere un qualche risultato dignitoso. In questo specifico pezzetto di mondo fotografico sono i dettagli a fare la differenza. Credo quindi che dare delle linee guida, fornire dei consigli e delle “ricette” abbia senso ed importanza. Andiamo ad iniziare…

 

 

 

Canon 5DsR + Nikon 14-24:2.8G  – 14mm, ISO 3200,  f3, 10s e 25s – Kirkjufell, Islanda, Marzo 2016. Ricomposizione in pano e hdr32 di 6 scatti.

 

 

 

#PARTE 1 – Scegliere l’attrezzatura giusta e partire preparati

 

 

UN SENSORE SENSIBILE

Per prima cosa, è necessario avere un corpo macchina con un sensore in grado di catturare immagini anche con pochissima luce: l’aurora appare in cielo come una flebile luminescenza, un bagliore che può essere più o meno intenso, talvolta appena percepibile dall’occhio umano e, come quando si scattano foto alle stelle o in alte condizioni di oscurità, è necessario alzare gli ISO. Questa operazione significa chiedere alla macchina di aumentare la sensibilità di ogni pixel, cioè di amplificare il segnale luminoso in arrivo, e la macchina deve essere in grado di farlo nel modo giusto cioè senza generare troppi difetti all’immagine (alcuni difetti, è inevitabile, ci saranno sempre e comunque, con qualunque macchina). In generale ad alti ISO si creeranno artefatti, rumore, e viraggi di colore, tutti effetti che vanno a ridurre il dettaglio e la nitidezza (certe volte anche in maniera irreparabile). In più, una volta tornati a casa, mettere le mani a questi file così “rovinati” diventerà davvero difficile, talvolta frustrante, e non si riuscirà a tirare fuori il risultato voluto.
Per fortuna le macchine più recenti ci aiutano da questo punto di vista, soprattutto se prendiamo a riferimento gli ultimi modelli che montano sensori Full Frame o più grnadi (reflex o mirrorless che siano). A dirla tutta, anche i sensori più piccoli, come i formati APS, DX, Micro4/3 ecc, hanno raggiunto sensibilità davvero elevate e con le ottiche sufficientemente luminose possono dare delle soddisfazioni. Cmq c’è poco da fare più il sensore è grosso e più luce cattura, e quindi è più adatto a questo genere di foto.

 

 

UNA FOTOCAMERA FACILE ed ERGONOMICA

Un’altro aspetto fondamentale da valutare, quando si decide che fotocamera portare in un viaggio per l’aurora, è legato all’ergonomia, cioè la capacità di poter gestire bene e rapidamente la fotocamera. Dove immaginare che sarete spesso al buio, ed avrete le mani bloccate da pesanti guanti, e tutto intorno potreste avere solo neve e ghiaccio. Lo ripeterò varie volta in questa pagina, perché l’ergonomia, cioè facilità d’uso è un concetto davvero vitale e vale per tutti gli “oggetti” che ci portiamo con noi sul campo (come lo zaino,o il cavalletto per dire) vale sopratutto per la fotocamera: in circostanze reali, sul campo, si deve essere reattivi per adattarsi continuamente ai cambiamenti dell’Aurora, mentre l’ambiente artico cercherà in tutti i modi di ostacolarci. Ho visto molte persone farsi prendere dal panico ed altre arrendersi perchè non riuscivano ad usare la proprio fotocamera. Conviene quindi avere tasti, stick o rotelle di grosse dimensioni, possibilmente uno per ogni funzione base (tempi, iso, diaframma, playback) e tutti subito raggiungibili, in modo che ogni operazione venga naturale e si possa fare ad occhi chiusi (letteralmente). Al contempo, sono da evitare tutte quelle macchine che hanno tasti piccoli e necessitano di andare frequentemente nei menù. Il touch screen in particolare può non funzionare del tutto, sia per via dei guanti sia del freddo. Per questa ragione io preferisco scattare ancora con le reflex, specie quelle di sfascia alta, anche se sono grosse e pesanti, ma garantiscono solidità e sensibilità sotto le dita. Allo stesso tempo mi trovo poco a mio agio con alcune mirrorless, specie quelle più piccole e scarne di tasti fisici.

 

UNA LENTE LUMINOSA

Forse ancora più importante del sensore è avere una “lente dedicata” molto luminosa. Un “vetro adatto” ci garantirà di tirerete fuori qualcosa di veramente buono. Parlo di “lente dedicata” poiché con gli obbiettivi generici, sopratutto gli zoom da kit, non si può ottenere molto più di un ricordo un po’ confuso. La stessa considerazione vale per quelle lenti, magari costose e di qualità, ma che sono pensate per le foto diurne o in studio, e quindi troppo buie per adattarsi al chiarore dell’Aurora. Mi riferisco alle lenti f4 o più buie ( o cme direbbero gli anglosassoni, più lente). In fondo a questa pagina ho riportato una lista di lenti “giuste”, cioè quelle che ritengo più adatte a questo genere di fotografia, divise per tipo di sistema e produttore, spero siano un buon riferimento per tutti.

In generale oltre ad essere flebile, l’Aurora pervade quasi tutta la volta celeste, quindi è indispensabile avere una lente in grado di catturare la più ampia porzione di cielo possibile e magari, allo stesso tempo, conviene mettere nell’inquadratura anche un soggetto interessante come una strada, degli alberi, una casetta, una cascata, delle vette montane ecc.

Sono quindi consigliabili quei grandangoli che siano davvero molto grandangolari e molto luminosi. Queste due caratteristiche, cioè ampio angolo di ripresa e alta luminosità, sono difficili da avere contemporaneamente su di uno stesso obbiettivo, ed é per questo che le scelte non sono molte, e le soluzioni migliori se le fanno pagare care.

Parlando di numeri, come lunghezze focali bisognerebbe stare sotto i 24 mm nel FullFrame, sotto i 15mm nell’APS, e sotto i 12mm nel Micro4/3. Come diaframma, la lente dovrebbe riuscire ad arrivare a f2.8, ma sarebbe meglio potere lavorare a f2, f1.8 o addirittura f1.4. Queste caratteristiche si trovano solitamente in lenti fisse (no zoom) e di un certo pregio. Le lenti zoom di fascia bassa (come quelle da kit) hanno diaframmi massimi di f4 – f5.6 e quindi catturano ben poca luce. Tanto per fare un esempio, ad f5.6 una lente cattura 4 volte meno luce di una lente a f2.8, e ben 16 volte meno luce di una lente f1.4: per quanto possa essere buono il vostro sensore, una lente in cui entri così tanta più luce sarà sempre un grande vantaggio.

Per le altre caratteristiche su cui basarsi per la scelta della lente ci sarebbe molto da dire, ma sono certamente aspetti secondari rispetto a quelli già citati. A livello di nitidezza, non c’è molto da chiedere alla propria lente poiché in questo caso la ricerca del dettaglio non è un parametro così importante: l’aurora spesso è un chiarore diffuso e con ben pochi dettagli fini. Dovremmo stare attenti piuttosto al coma, che può alterare la forma delle stelle trasformando i puntini luminosi in strane sagome oblunghe, specie vicino ai bordi del fotogramma: questo è un aspetto vitale se, oltre all’aurora, si vuole avere un bel dettaglio della volta celeste (e magari se la stessa lente la vogliamo usare per fotografare la via lattea). E’ importante poi valutare la vignettatura, specie quella che  la lente produce a diaframma tutto aperto, poiché in condizioni di luce già scarsa la vignettatura è particolarmente evidente, e sarà difficile ridurne l’effetto in post produzione (specie se si lavora ad alti iso). Per ultimo un occhio alla tropicalizzazione, ed in generale alla qualità costruttiva, non tanto per ottenere foto migliori, ma per essere sicuri di avere tutto ben funzionante anche in ambienti complicati come questi, così come l’ergonomica della ghiera di messa a fuoco.

Qualunque scelta facciate per il vostro corredo, qualunque lente abbiate con voi, questa sarà sempre un compromesso, con aspetti positivi e negativi. Spesso sul campo sarete frustrati e scoprirete che vi sarebbe stata più utile una lente più lunga o più corta, con meno vignettatura o con più nitidezza. Ma è questo il gioco e tutto questo fa parte della sfida, del divertimento di questa “caccia”.  Magari, un giorno, qualcuno fabbricherà un 10mm f1 e risolverà il problema, ma fino ad allora qualsiasi lente avrà i suoi limiti. Al momento dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo, decidere con cura cosa portare (io spesso porto 2 ottiche dedicate solo per l’aurora, ad esempio il 20 ed il 15) e poi, sul campo, agire con saggezza e sfruttare al meglio quel che si ha a disposizione.

 

 

 

Canon 5DsR + Canon 15:2.8 FishEye – ISO 1600, f2.8, 6s – Foto di gruppo durante sessione fotografica, Nuorgam, Finalndia – Febbraio 2017

 

 

UN TREPPIEDE STABILE

E’ assolutamente indispensabile usare un buon treppiede, e la prima caratteristica da ricercare è la stabilità. Infatti, scattando al cielo notturno, i tempi di esposizione dovranno essere sempre di molti secondi, ed in certi casi si potrà arrivare anche a minuti. In più, l’ambiente artico non ci aiuterà: spesso si dovrà combattere con il vento e la neve. Quindi è impossibile fotografare a mano libera o appoggiarsi dove capita. Non è particolarmente importante che il cavalletto si estenda molto in altezza, anzi più sarà alto e meno sarà stabile. In certe occasioni conviene persino tenerlo mezzo chiuso, o addirittura appendervi un peso per consolidarlo. Si può usare ad esempio lo zaino fotografico (che ci siamo portati dietro), ma solo se questo tocca terra, perché se è libero di oscillare farà oscillare tutto quanto peggiorando la situazione (non consiglio questa pratica se non si sa cosa si sta facendo…) E’ consigliabile evitare di estendere la colonna centrale (se presente) perché è la parte più flessibile del treppiede.
Oltre alla stabilità, dovete considerare il problema del freddo, il fatto che lo dovrete maneggiare al buio e con i guanti, e che spesso dovrete farlo affondare nella neve. Usare attrezzatura di buona qualità, avere quindi meccaniche rapide e precise, e che magari non si blocchino col freddo, vi aiuterà moltissimo.

 

 

UNA TESTA RIVOLTA VERSO IL CIELO

In coppia al cavalletto serve una testa solida e capace di inquadrare completamente verso l’alto (sì… le “gambe” e le “teste” sono oggetti diversi, che si smontano, si sostituiscono, e si ricombinano). Di teste ne esistono molti tipi, con caratteristiche anche molto differenti tra loro, e sarebbe impossibile farne qui una panoramica esaustiva. Brevemente possiamo raggruppare tutte le teste in tre  tipologie principali e cioè “a tre assi”, “a sfera”, e “micrometriche”. Ognuna ha un suo meccanismo di funzionamento peculiare, a cui sono associati dei pregi e dei difetti, costi, pesi e ingombri differenti. Quello che è certo, è che ogni testa ha dei limiti nelle posizioni che può assumere. In questo caso, a noi interessa capire, se sia possibile inquadrare correttamente il cielo, cioè se sia possibile puntare la fotocamera sufficientemente verso l’alto, sia quando essa inquadra in orizzontale che quando inquadra in verticale (con l’aurora si scatta moltissimo in verticale). Quindi prima di partire per il viaggio, verificate fino a che punto si riesce a inquadrare il cielo con la vostra attrezzatura. Prendete ad esempio come riferimento l’orizzonte e verificate se usando il vostro “grandangolo da aurora” riuscire a inquadrare solo cielo, tenendo l’orizzonte al bordo inferiore del fotogramma. Questa cosa andrebbe fatta sia con fotocamera in orizzontale (più facile), che con fotocamera in verticale (spesso più complicato).

In particolare se usate una testa a sfera (oggigiorno la più diffusa) noterete che è molto semplice puntare in alto, addirittura arriverete ad inquadrare lo zenit, ma al contempo è molto difficile fotografare in verticale poiché la macchina sta tutta sbilanciata sul fianco del cavalletto e in quella posizione è difficile curare l’inquadratura. Questa posizione è poi pericolosa perchè soggetta a ribaltamenti. Per questo, se usate teste a sfera, io consiglio di dotarvi di una staffa a L (al posto di quella piatta standard) che vi permetta di scattare in verticale, ma con la macchina in asse.
Se invece la vostra testa vi impedisce di inquadrare verso l’alto, potete provare a montare la macchina al contrario, cioè con il dorso nella direzione che normalmente è della lente, rispetto alla freccia impressa sulla piastra. Spesso questa inversione, pur essendo scomoda da usare, permette di guadagnare parecchi gradi di rotazione al beccheggio.
In extremis, si può anche agire sul treppiede e provare ad inclinarlo tutto quanto rispetto alla posizione piana nominale. Si può cioè accorciare un zampa rispetto alle altre due, e così alla rotazione della testa si va a sommare la rotazione del treppiede e questo vi darà la possibilità di inquadrare un pò più in alto.  Però è un’operazione molto rischiosa ed io vi consiglio fortemente di NON farlo.
Se poi, con la vostra attuale attrezzatura, proprio non avete modo di inquadrare il cielo correttamente conviene procurarsi una testa diversa, almeno per il tempo del viaggio (ad esempio facendosela prestare da un amico). Scoprire sul campo, dopo tanti km e fatica, che non si può inquadrare l’Aurora sarebbe fastidiosamente difficile da digerire.

 

 

 

 

Canon 5DsR + Irix 15:2.4 – ISO 1600, f2.8, 3.2s – Foto di backstage durante una sessione fotografica di gruppo sulle rive del fiordo di Varanger, Norvegia, Febbraio 2019

 

 

SCATTARE SEMPRE IN RAW

Sembra di dire una banalità, ma è indispensabile scattare in RAW! E’ triste pensare che oggigiorno qualcuno dalla propria macchina tiri fuori ancora il JPG. Il JPG è un refuso del passato, totalmente improprio nella fotografia digitale e sarebbe da vietare, specie in queste condizioni così difficili. Se NON scattate in RAW, potrete avere l’attrezzatura migliore, incontrare un’aurora super potente, ma sarà ugualmente tutto inutile.
Ovviamente scattare in RAW obbliga a sviluppare gli scatti/file (con un software specifico), ed obbliga anche a crearsi una qualche procedura personale per tirare fuori tutta la potenza e la bellezza dell’Aurora. Sono consapevole che non sia immediato, ma anche questo aspetto, come gli altri, si affina col tempo, e fa davvero tanta differenza. Lo sviluppo delle RAW, in questo tipo di fotografia è una parte indispensabile e fondamentale del processo che porta ad una buona immagine finale.
Se siete alle prime armi impostate la vostra macchina per fare sia jpg che raw. In questo modo avrete la possibilità di archiviare dei buoni file per quando sarete in grado di gestirli correttamente

 

OCCLUDERE L’OCULARE

Nel caso usiate delle Reflex, dovreste sapere che l’immagine che vedete nell’oculare è data dalla luce che passa nella lente, e che al momento dello scatto va a colpire il sensore. Allo stesso tempo, una quota parte di luce che entra nell’oculare dall’ambiente finisce nell’obbiettivo e potenzialmente nel sensore, poiché come l’acqua in un tubo, la luce può scorrere in entrambi i sensi. Molti si saranno accorti che insieme alla macchina viene fornito un tappo di gomma per bloccare l’oculare, o che la macchina ha integrata una levetta per oscurarlo, ma probabilmente non l’avrete mai usati. Questo perchè di giorno, o comunque in condizioni di luce abbondante, la parte di luce che passa dall’oculare è così piccola da essere veramente trascurabile. Invece quando si scatta di notte, alla via lattea o all’aurora, la luce che può entrare dall’oculare può essere addirittura più forte di quella che c’è in cielo e distruggervi le foto. Infatti potreste avere vicino a voi una fonte luminosa di qualunque tipo, o voi stessi con il cellulare o la luce frontale potreste illuminare l’oculare.
Quindi, tranne nei casi in cui siete certi di essere nel buio più assoluto e soli, bloccate l’oculare. Se non avete il tappo preposto va bene anche un pezzetto di nastro. Questo vi salverà da spiacevoli inconvenienti.
Se invece usate le mirrorless questo è un problema che non vi riguarda.

 

 

BATTERIE in ABBONDANZA

Quando si è al freddo, è buona cosa portarsi dietro sempre svariate batterie (di certo più di una, ma meglio 3 o 4), e tenere sempre vicine al corpo quelle che non sono inserite nella macchina. Le cariche elettriche rallentano la loro corsa con il freddo: le batterie “fredde” saranno segnalate dalla macchina come scariche molto rapidamente rispetto al solito, ma basterà riscaldarle con il calore del vostro corpo per riuscire ad usarle ancora per molti scatti.

 

 

PORTARSI UNA LUCE

Poiché si scatta di notte, è sempre utile avere con sé una fonte luminosa che permetta di muoversi liberamente e senza rischi sul campo, trovare il posto migliore dove fermarsi e posizionare il treppiede, montare la macchina, scegliere l’ottica, ecc. Una luce ci aiuterà anche tra uno scatto e l’altro per settare i parametri, verificare la messa a fuoco (se non l’avete già fatto di giorno), o anche solo per trovare il panno o il tappo nello zaino.
Io mi trovo molto bene con la classica luce frontale che usano ad esempio gli speleologi, perché lascia libere le mani. Si trovano per pochi euro in un qualsiasi negozio di sport o su Internet. Anche una torcia tascabile può andare bene. La luce dello schermo del telefono, pur essendo molto flebile, può essere utile, perché ha basso consumo e nel buio totale può essere sufficiente per trovare un tasto o settare la messa a fuoco senza disturbare nessuno. La torcia dello smartphone illumina discretamente, ma eviterei di far scaricare il cellulare quando si è in certi posti: potrebbe tornare utile, e allo stesso tempo vorremmo evitare di sottoporre il telefono a shock termici inutili (e tenete presente che le considerazioni già fatte per le batterie valgono, ovviamente, anche per quella del vostro cellulare!).

 

 

SCATTARE IN PIENO COMFORT

Non trascurate il fattore umano, perché questo spesso fa la differenza ancora più di una buona attrezzatura. Consiglio quindi di pensare bene all’abbigliamento (ad esempio noi affittiamo sempre le tute termiche che usano i locali), ed ai generi alimentari di conforto come bevande calde o cibo energetico (cioccolato, frutta secca, barrette). Per fare buone foto all’Aurora si deve stare all’aperto, e spesso al freddo, per molto tempo, ed è bene farlo nel pieno agio e sempre mantenendo la lucidità necessaria, anche perchè i migliori lampi arrivano quando uno meno se lo aspetta. Quindi, come già accennato, tutto ciò che portate con voi sul capo, dallo zaino, alla macchina fotografica, deve aiutarvi o per lo meno non essere da ostacolo, e dovrete trovare il modo di gestire tutto al buio, in mezzo alla neve e con i guanti.

 

 

IMPORTANTE NOTA DI EDUCAZIONE

Se ci sono altri fotografi intorno a voi, o più in generale nella stessa area, evitate di illuminare qua e là con la torcia, perché rovinerete il lavoro di tutti. Cercate di tenere la vostra fonte luminosa il più concentrata possibile nella vostra zona o chiedete sempre agli altri se potete accenderla. Nel dubbio, usate la luce dello schermo del cellulare, schermandola con la mano. Alcune torce frontali sono dotate di una apposita luce “pilota”, molto debole e concentrata, studiata proprio per questo tipo di situazioni.

 

 

 

Canon 5D2 + Canon 15:2.8 FishEye – ISO 1600, f2.8, 13s – Foto di backstage durante una sessione fotografica, Haparanda, Svezia – Febbraio 2019

 

 

 

#PARTE2 – SUL CAMPO… E’ BUIO, CI SI MUOVE MALE, FA FREDDO ED ABBIAMO I GUANTI…

 

 

IL POSTO GIUSTO E’ META’ DELL’ OPERA

Come sempre in fotografia, il posto che si sceglie e da cui si scatta è uno degli aspetti più importanti per ottenere buoni risultati.
Per la caccia all’Aurora, il “posto giusto” è un qualunque luogo in prossimità del Circolo Polare, poichè solo in questa fascia (in realtà sono due una nord ed una a sud del pianeta), c’è la ragionevole possibilità di avvistarla. Infatti a potenze basse o medie (la maggior parte dei casi) essa è visibile solo se si è in questa zona e solo quando diventa molto molto forte si può vedere anche più a sud, come ad esempio in Scozia o in Danimarca. Teoricamente, durante le tempeste magnetiche più intese sarebbe possibile vederla anche più a sud e persino dalle Alpi nostrane, ma sono eventi più unici che rari.
In più l’Aurora è un fenomeno che si forma negli strati alti dell’atmosfera e quindi sarà visibile in ogni luogo buio in cui veda bene il cielo (ovviamente non ci devono essere nubi). Però attenzione, perchè spesso, quando è poco intensa, cioè nella maggior parte dei casi, essa appare a Nord e poco sopra l’orizzonte. Conviene quindi trovarsi in un luogo con ampia visibilità, o in leggero rialzo rispetto al panorama circostante. Invece con l’aumentare dell’intensità, tenderà a sollevarsi verso lo zenit ed a occupare ampie zone in cielo.
E’ poi molto importante posizionarsi in zone isolate, o più propriamente con scarso inquinamento luminoso. Avere nei dintorni lampioni, o le luci delle case, o il passaggio di auto con i fari accessi è una disgrazia… ed in certi casi questa luce parassita rende proprio impossibile individuarla e complicatissimo fotografarla.
Altre volte invece conviene cercare di includerle nella composizione questi soggetti luminosi, come ad esempio quando si cerca di scattare ad una bella aurora sopra un caratteristico porticciolo norvegese. La luna invece non da fastidio, perchè di solito la sua luce arriva in opposizione a quella dell’Aurora. Può essere persino di aiuto, sia negli spostamenti sul territorio, sia per illuminare il primo piano.

In base a tutti questi principi, il luogo migliore del mondo per osservare l’Aurora è la Lapponia interna (Finlandia soprattutto), perché questa regione si trova alla latitudine giusta, il cielo è spesso privo di nubi e il freddo rende l’aria molto trasparente. La mancanza di rilievi e la scarsa popolazione fa sì che si abbiano quasi sempre un orizzonte libero a 360°, nessun elemento artificiale, e un inquinamento luminoso praticamente nullo. Non è un caso che sia il posto dove organizzo i miei viaggi alla ricerca dell’Aurora.

 

 

UNA MESSA A FUOCO SICURA

Siete sul campo, di notte, in attesa dell’Aurora, nel buio più profondo. La prima cosa da fare sarà puntare la macchina fotografica al cielo, in direzione Nord (cioè da dove ci si aspetta che l’Aurora arrivi), e settare correttamente il fuoco dell’obbiettivo. L’Aurora è un bagliore che si genera molto in profondità nel cielo e quindi possiamo considerarla “all’infinito”, almeno in prima battuta, esattamente come le stelle. In queste condizioni la messa a fuoco va fatta completamente a mano, azionando direttamente la ghiera dell’obbiettivo: col buio l’autofocus non può funzionare ed anzi è bene proprio disattivarlo. Il problema principale nel fare questa operazione è che non avrete alcun oggetto facilmente riconoscibile in cielo (a parte qualche flebile stella, o magari Venere) e quindi sarà praticamente impossibile avere la certezza che il fuoco sia stato impostato correttamente. Si potrebbe fare questa operazione quando l’Aurora sarà già apparsa in cielo, ma sarebbe uno spreco di tempo prezioso: il “lampo” buono per la foto potrebbe durare pochi secondi, ed in più l’Aurora si muove di continuo, certe volte va inseguita freneticamente, e non è dettagliata al punto da essere un buon riferimento per il fuoco. In più tutto questo è reso molto complicato dall’ambiente (freddo, tanta neve, vento) e dal fatto che avrete i guanti/muffole e che quindi ogni azione sarà maledettamente lenta e difficile. D’altra parte, lavorando a diaframmi molto aperti (f2.8 o meno), la regolazione del fuoco dovrà essere estremamente precisa, al limite del maniacale, altrimenti sarà impossibile ottenere buoni risultati. La messa a fuoco deve poi mantenersi precisa e sicura anche mentre si sposta l’inquadratura, mentre si cambiano i parametri di scatto, e nel caso di urti accidentali (al buio capitano spesso).

Per venire a capo di questo rompicapo, l’unica soluzione giusta è arrivare preparati, impostare la messa a fuoco prima di essere sul campo di notte lavorando con calma, di giorno, ed al caldo, e segnando dei riferimenti chiari e precisi da utilizzare in seguito. Questa operazione si può fare anche a casa, prima di partire per il viaggio, ed è proprio quello che vi consiglio di fare.

Il problema è così concreto che le lenti specializzate per l’astrofotografia hanno integrato il blocco della messa a fuoco, che “congela” la lente in una certa configurazione. Alcune lenti hanno persino la serigrafia luminescente, che quindi si vede nel buio senza l’uso di luci esterne (di certo non indispensabile, ma decisamente utile). Più in generale, tutte le lenti di buona qualità hanno la scala graduata che riporta la posizione esatta della messa a fuoco all’infinito: questo riferimento è molto utile, ma non basta! Dovete verificare dove effettivamente si trova l’infinito sul vostro specifico esemplare di obbiettivo in unione al vostro specifico corpo, perché ci sono delle piccole differenze di volta in volta: una volta trovato il punto esatto, conviene segnarlo sul barilotto in qualche modo (ad esempio con un pezzettino di adesivo). Ogni lente è diversa dall’altra ed i riferimenti indicati hanno sempre un certo scarto. In particolare, se c’è solo il segno di infinito (l’8 orizzontale, ∞) e non la linea/tacca netta c’è da capire in quale posizione esattamente fermare la ghiera perché il simbolo è grosso e, tra l’inizio e la fine dello stesso, la messa a fuoco può cambiare sensibilmente. Inoltre, sulla lente scelta, il fuoco per il cielo stellato, da usare anche per l’Aurora, potrebbe non essere esattamente all’infinito teorico, né a quello con cui fotografate la luna, ma in una posizione diversa.

Per cui, prima di partire per i viaggio, fate un po’ di prove, anzi fatene tante, vi aiuterà essere “allenati”: puntate al cielo con la vostra attrezzatura, esattamente come se foste già in Lapponia o in Islanda, e prendete i riferimenti sul barilotto della vostra lente in modo da indicare il punto del fuoco ottimale. Se quella specifica lente è quella con cui scattate solo di notte, allora potete addirittura bloccare con del nastro adesivo tutta la ghiera del fuoco perché non si sposti mai più, e sarete certi che tutte le foto che farete all’Aurora saranno perfettamente a fuoco. Molti usano questa tattica, ed in effetti funziona molto bene.

 

 

Canon 5DsR + Sigma 20:1.4 – ISO 1600, f2.0, 4s – Omaggio al nostro pulmino, compagno di tante avventure sopra il circolo polare. Finlandia, Gennaio 2018

 

 

POTENZA LUMINOSA e PARAMETRI DI SCATTO

L’Aurora è molto birichina e può apparire in tutte le forme, danzare o star ferma, e soprattutto, essere molto luminosa o quasi impercettibile. Quindi è difficile generalizzare e dare dei parametri di riferimento, ma ci provo.

Prima di tutto dobbiamo dare dei riferimenti sulla potenza dell’Aurora. Come ho raccontato in questa pagina, la potenza di questo fenomeno atmosferico si esprime in una scala che va da KP0 a KP9, dove KP0 è il minimo, praticamente non c’è, e KP9 è una roba che capita una volta nella vita e forse a quel punto si vedrebbe anche da qualche cima Italiana. A livello fotografico, c’è davvero molta differenza se il livello di potenza è elevato o meno, ed è importante familiarizzare con questi numeri per imparare a capire le previsioni, e gli strumenti che ci aiutano a comprendere il comportamento dell’aurora e regolarsi di conseguenza. Ovviamente, se l’Aurora è davvero forte è tutto più facile e le foto vengono generalmente migliori, ma la maggior parte delle notti la potenza sarà media o bassa, e dobbiamo essere pronti soprattutto a gestire anche queste condizioni meno favorevoli

NOTA: il valore KP è calcolato/misurato sui valori magnetici complessivi, e raramente questo parametro si correla direttamente con la potenza luminosa dell’aurora. Può capitare di avere una notte con un KP elevato, ma ad occhio vedere solo un chiarore diffuso e poco interessante (senza forme particolari) oppure, all’opposto, avere un KP dichiarato basso ma vedere improvvisamente un lampo spettacolare che solca il cielo e regala uno scatto perfetto. In ogni caso, in mancanza di riferimenti migliori, userò il KP come parametro che identifica la potenza e quindi la luminosità dell’a nostra amica Aurora.

Potenza bassa, cioè sotto il KP3
In queste condizioni non si possono avere grandi pretese o aspettative: a meno di lampi sporadici, ed anche con l’attrezzatura migliore del mondo, ci si deve accontentare di portare a casa una foto ricordo o poco più. Certe volte non conviene neanche provarci, ma godersi lo spettacolo e basta.
Ci si può divertire a provare lunghe o lunghissime esposizioni (anche vari minuti), ma i risultati sono spesso poco interessanti. Infatti, allungando molto i tempi, si hanno i seguenti effetti negativi: l’aurora perde completamente di dettaglio (si diluisce), le stelle iniziano a fare le strisce, i primi piani si bruciano, le foto perdono l’aspetto di foto notturne.

Con potenza media, cioè tra KP3 e KP6
Quando la potenza dell’aurora raggiunge questi livelli si iniziano a poter ottenere davvero buone foto. Sono  comunque condizioni che metteranno a dura prova la vostra tecnica ed il vostro intuito, ed in cui ogni dettaglio farà la differenza, nel bene o nel male. I parametri di scatto andranno settati con criterio cercando di trovare un equilibrio tra la qualità del file (ISO) e la resa dei dettagli dell’aurora (TEMPI).

Con potenza alta, cioè oltre il KP6
Quando la potenza è davvero elevata ci si diverte moltissimo, e capita così raramente che talvolta parte la frenesia da scatto e non si vorrebbe fermarsi mai. In queste rare notti magiche, si possono ottenere buone foto anche con attrezzatura di base, cioè non specializzata, ma se avrete l’attrezzatura e la tecnica dalla vostra parte potrete produrre immagini davvero sublimi, e sarebbe un peccato non farlo visto che questi eventi sono unici. La parte che mi piace di più è che in queste condizioni, i tempi di scatto si accorciano e si riescono a catturare tanti piccoli dettagli che il movimento fa sparire nelle esposizioni più lunghe. Le immagini così prodotte iniziano ad essere molto fedeli rispetto a ciò che viene visto dall’occhio umano.

 

 

DESTREGGIARSI in un POSSIBILE SCENARIO REALE

Dopo aver dato tutti questi riferimenti, adesso possiamo andare a considerare uno scenario plausibile, realistico: immaginiamo di essere là in Lapponia, al freddo, al buio, accucciati in mezzo alla neve. Lo zaino sta tranquillo sul soffice manto bianco accanto a noi, mentre il treppiede è ben piantato nel terreno, con la testa che punta verso il cielo. Attaccata là sopra c’è la nostra macchina fotografica con sensore FF ed un grandangolo f2.8. Senza disturbare nessuno, abbiamo settato la ghiera del fuoco nel punto che abbiamo individuato a casa, e scelto una prima inquadratura prendendo il nord come riferimento. Le previsioni ci dicono che sarà una serata con potenza media (Kp4-5) ed in effetti, piano piano, dopo qualche tentennamento l’Aurora inizia a sollevarsi dall’orizzonte e inizia a solcare il cielo da est a ovest.
NOTA: Questo scenario funziona molto bene, adesso che sono a scriverlo … perché sul campo non è mai tutto così semplice! e per scritto non si capisce quanto freddo faccia!

Come primo tentativo, io parto impostando la macchina con questa terna di parametri: 3200iso, f2.8, 15s (lavorando rigorosamente in modalità “Manuale”) perché in questo modo, che l’Aurora sia forte o debole, qualcosa uscirà sicuramente sullo schermo, e mi potrò regolare di conseguenza e affinare la mia esposizione. Se vedete che l’immagine è scura allora alzate l’ISO o allungate i tempi, se viene chiara fate il contrario. Giocate quindi solo su ISO e tempo, e tenete costante l’apertura del diaframma. Se avete un’ottica f2.8 conviene lavorare sempre a questo valore, mentre con ottiche più luminose potreste decidere di non lavorare proprio a tutto aperto per non avere troppa vignettatura.

NOTA IMPORTANTE: Non vi fidate mai dello schermo della fotocamera per valutare l’esposizione, soprattutto se siete di notte e al buio, perché lo schermo è retroilluminato e altera moltissimo la luminosità reale della foto. Controllate sempre e solo l’istogramma e verificate di occupare la metà sinistra dello stesso, evitando però che il picco sia schiacciato completamente sul bordo sinistro. Accertatevi poi di non avere zone bruciate (può capitare), che sono davvero complicate da gestire in post produzione: in quelle zone avrete come dei buchi bianchi in mezzo ai colori dell’aurora!

Fare un buona foto in questo scenario (ma anche negli altri) significa gestire bene il rapporto tra ISO e TEMPI: a parità di corretta esposizione potete e dovete decidere come impostare questi due parametri, e questo è il cuore di questo tipo di fotografia. Prima di tutto, dovreste capire qual’è il massimo ISO tollerabile per la vostra fotocamera, cioè il massimo livello oltre il quale le schifezze che si creano diventano ingestibili (per qualcuno sarà 800ISO, per altri 25600ISO). Poi dovete valutare che tipo di movimenti e dettagli ha l’aurora di fronte a voi.  Se l’Aurora si muove molto, e volete catturarne la forma e i dettagli, dovrete per forza accorciare i tempi a scapito di alti ISO. Se l’Aurora è stabile, o preferite avere un file ben lavorabile, allora potrete abbassare l’ISO e allungare i tempi. Qui si entra ovviamente nel gusto personale, e dovrete trovare la vostra quadratura del cerchio. Nel dubbio, fate un po’ di prove, con varie combinazioni di parametri, fino a trovare un vostro ottimo. Ricordate solo che allungare molto i tempi provoca diversi problemi come detto sopra (prima su tutti le stelle iniziano a fare le strisce)

 

 

 

 

 

 

Canon 5DsR + Tamron 15-30:2.8 G1 – ISO 1600, f2.8, 10s – Autoscatto di backstage durante una sessione di gruppo sulle colline dietro al porticciolo di Gjesvaer, Gennaio 2018

 

 

 

E con la VIA LATTEA ? non è tanto diverso

Man mano che scrivevo e che rileggevo questa pagina mi sono reso conto che molte delle cose indicate qui per l’Aurora sono le stesse che si usano per fotografare la Via Lattea. Ci sono tante similitudini e quindi vale la pena evidenziarle brevemente, così che questa guida possa essere un ottimo punto di partenza anche per chi vuole fare le foto al cielo notturno nostrano. In particolare tutti i ragionamenti sull’attrezzatura, come sensori, obbiettivi e cavalletti possono essere riutilizzati pari pari così come la gestione dello scatto quando si è sul campo a cominciare dal dover fare una precisa messa a fuoco.

Quello che è radicalmente diverso invece è il comportamento soggetto, nel senso che mentre l’Aurora è del tutto imprevedibile, della Via Lattea si sa tutto, e cioè quando e come apparirà in un certo giorno ed un certo punto del pianeta e qual’è l’esposizione ideale. E’ così prevedibile e ricorrente uguale a se stessa, che non ci accontentiamo più di fare semplicemente una foto e negli anni abbiamo sviluppato molte tecniche per migliorare la sua ripresa ed esaltarne i dettagli ed i colori, tecniche che si solito si basano sul fare molti scatti in sequenza e poi rimontarli in post produzione. C’è anche chi si specializza a tal punto da usare gli astro-inseguotori.

Un’altra grande differenza è il discorso ambientale. La via lattea da il meglio di se nelle zone del mondo tra l’equatore ed il circolo polare, mentre quando si va ancora più a nord diventa quasi impossibile fotografare il centro galattico. Quindi, spesso, scattare alla via lattea non implica le stesse problematiche ambientali che farlo all’ Aurora, cioè non ci si deve difendere dal freddo e non si deve camminare in mezzo alla neve, a meno che si scelga di andare a scattare proprio in alta montagna.

 

 

Canon 5DsR + Sigma 20:1.4 ART – ISO 1600, f2.0, 15s per il cielo – ricomposizione di due scatti sui campi di lavanda della Provenza – Luglio 2017

 

 

OTTICHE REFLEX per l’AURORA: LISTA COMPLETA

 

In questa sezione riporto la lista delle ottiche attualmente in commercio adatte per riprendere al meglio l’ Aurora e che potrebbero servire ad integrare il vostra attuale corredo in vista di un viaggio nel Grande Nord.

Ribadisco che è indispensabile avere un’ottica dedicata a questo tipo di fotografia, e che deve essere progettata per la dimensione del vostro sensore (cioè FullFrame o APS). Montare ottiche progettate per il pieno formato su sensori più piccoli si può fare, nel senso che la lente si aggancia, ma oltre a perdere molto effetto grandangolare, ed a costare molto di più, questa scelta non vi darà nessun valore aggiunto di qualità, ed anzi in certi casi potrebbe persino essere controproducente, rispetto ad ottiche dedicate al formato.

Nella lista delle ottiche ho riportato anche le ottiche fish-eye, pur sapendo che non sono sempre le più adatte. Infatti questo tipo particolare di obbiettivi produce un effetto tutto loro (appunto ad “occhio di pesce”), che può piacere o non piacere, e che sicuramente va usato con una certa parsimonia e oculatezza. Secondo me, ci sono situazioni in cui queste ottiche “speciali” possono essere adatte anche per le foto notturne, ed altre in cui non vanno affatto bene. In generale, se non avete mai usato un’ottica fish-eye evitate queste lenti e andate su qualcosa di tradizionale.

 

 

SENSORE PIENO o FULL FRAME o FX

 

– OTTICHE UNIVERSALI –
FISSI: Samyang XP 10mm f/3.5, Laowa 12:2.8, Sigma 14:1.8 Art, Samyang 14:2.8, Samyang 14:2.4, Irix 15:2.4, Zeiss Distagon 15:2.8, Sigma15:2.8 fisheye, Samyang 20:1.8, Sigma 20:1.4 Art, Zeiss Distagon 21:2.8, tutti i vari 24 f1.4 e f2.8 anche se normalmente un pò troppo lunghi
ZOOM: Sigma 14-24:2.8 Art, Tamron 15-30:2.8, Tokina 16-28:2.8, Tamron 17-35:2.8-4

– OTTICHE solo CANON –
FISSI: Canon 14:2.8, Canon 15:2.8 fisheye
ZOOM: Canon 16-35:2.8
EXTRA: tutte le ottiche Nikon o di altri marchi con anello adattatore

 

– OTTICHE solo NIKON –
FISSI: Nikon 14:2.8, Nikon 16:2.8, Nikon 20:1.8
ZOOM: Nikon 14-24:2.8, Nikon 17-35:2.8

 

 

Da sinistra a destra : Laowa 12mm f2.8, Samyang 14mm f2.8, Samyang 20mm f1.8, Sigma 14-24mm f2.8, Tamron 15-30mm f2.8,  – Immagini prese dal web

 

 

 

SENSORE RIDOTTO o APS-C o DX

 

Come accennato sopra, potreste usare anche le lenti progettate per i formati più grandi ma perderebbero molte delle loro buone caratteristiche e lo sconsiglio.
Essendo il sensore ridotto meno adatto a questo tipo di attività fotografica, il mercato propone una scelta abbastanza ridotta, ed è per questo che ho inserito nella lista anche obbiettivi poco grandangolari, tipo il Samyang 16 o il Sigma 18-35 ART, perché sono ottime ottiche e permettono di estendere la lista delle possibili lenti, che altrimenti si restringerebbe ad appena 2-3 soluzioni…

 

– OTTICHE UNIVERSALI –
FISSI: Samyang 10:2.8 ED,  Samyang 16:2.8 AS, Sigma 10:2.8 EX DC fisheye 
ZOOM: Tokina 11-16:2.8 AT-X PRO DX, Tokina 11-16:2.8 PRO DX-V, Tokina 11-20:2.8 AT-X PRO DX, Tokina 14-20:2.0 PRO DX, Sigma 17-50:2.8, Sigma 17-70:2.8-4, Sigma 18-35:1.8 ART

 

– OTTICHE solo CANON (1.6x) –
FISSI:  —
ZOOM: —

 

– OTTICHE solo NIKON (1.5x) –
FISSI: Nikon fisheye 10.5:2.8
ZOOM: —

 

 

Da sinistra a destra : Nikon fisheye 10.5:2.8, Tokina 11-16mm f2.8, Tokina 14-20mm f2.0, Samyang 10mm f2.8, Sigma 18-35mm f1.8 – Immagini prese dal web

 

 

 

Il mio Irix 15:2.4 blackstone, una delle mie lenti preferite per fare foto all’aurora ed alle stelle e con una costruzione perfetta per affrontare luoghi complicati come il grande nord d’inverno.

 

 

 

 

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